Dopo tanto tempo ma…

1 Novembre 2007

Dopo tanti giorni, anzi mesi, torno a lasciare qualche segno sul blog per segnalare un progetto che mi sta molto a cuore: un sito dedicato alla discinesia ciliare primaria ed alla sindrome di kartagener. Visitatelo! http://www.dcp-pisa.it/

Barriere

10 Settembre 2006

Claudio di Lascio: 

Le riflessioni sulle “barriere”che abbiamo iniziato prima delle ferie nel frattempo sono aumentate ed i miei ultimi lavori testimoniano il  percorso interiore che sta continuando e che spero testimoni le varie tappe della mia vita.Ogni tanto durante il viaggio dell’esistenza il destino ci interpone lungo il cammino degli ostacoli,appunto “barriere” che come ben dicevi nelle tue osservazioni :quelle inutili,anzi dannose, da abbattere e quelle invece utili da mantenere.L’arte permette in tutte le sue espressioni  di rendere visibili agli altri le “barriere” che costruiamo e manteniamo dentro di noi,magari credendo che sia l’unico strumento che ci permette di vivere,o meglio sopravvivere ai pericoli e trabocchetti che ci riserva la vita.Le barriere che generiamo con la nostra mente vengono esternate con il nostro atteggiamento,talvolta: dubbioso,agressivo,timido o passivo.Barriere che servono anche a preservare,egoisticamente,solo per se le cose e gli affetti più cari,come l’amore.Penso che l’arte,ancor di più quella con l’A maiuscola abbia questa prerogativa.Anche il piccolo artista deve, appunto anche nel suo piccolo,esprimere dei sentimenti.Le mie ultime opere,proprio quelle fatte questa estate,credo che rappresentino per il mio percorso artistico una tappa o meglio un’altro gradino.Le garze bianche o colorate nei miei precedenti quadri si accompagnano ora con pezzi di cartone e pezzi di vetro frantumati  usati talora anche insieme.Le velature delle garze che si interpongono tra il dipinto e l’osservatore svaniscono nelle trasparenze del vetro per sparire completamente tra le sue fratture.  

cdl34.jpg   cdl38.jpg   cdl36.jpg

1) garze,cartone,acrilico su “polionda color rosso”incollata su tavola (dimensioni 50×50 cm) Senza titolo

2) cartone,plastilina diluita su supporto in cartone ed incollata su lastra di marmo (dimensioni 30×30 cm).Senza titolo

3) plastilina tra due vetri incollata al tappetino per fitness su tavola (47×45 cm).Senza titolo

Punti di vista

3 Luglio 2006

dilascio.jpg

Dagli appunti di Claudio di Lascio.

La discesa, ti giri ed è salita. Come nei negativi delle fotografie: il bianco è nero ed il nero è bianco. Allora forse la vittoria sarà anche sconfitta e la sconfitta vittoria.

Che ne dite?

Barriere

19 Giugno 2006

barriere.jpg    note.jpg

Dagli appunti fotografici e dalle note di Claudio di Lascio.

Barriere: quali da abbattere? quali da conservare? quali da ergere? 

Parliamone.

Negli appunti di vita uno degli eventi più belli è il matrimonio.

Auguri Cuginetti!

When I Look In Your Eyes, da When I Look In Your Eyes – Diana Krall

SACD, 6/8/1999 – Verve Records; Catalog #IMPD304

When I look in your eyes, I see the wisdom of the world in your eyes
I see the sadness of a thousand goodbyes
When I look in your eyes
And it is no surprise, to see the softness of the moon in your eyes
The gentle sparkle of the stars in your eyes
When I look in your eyes
In your eyes, I see the deepness of the sea
I see the deepness of the love
The love I feel you feel for me
Autumn comes, summer dies
I see the passing of the years in your eyes
And when we part there will be no tears no goodbyes
I'll just look into your eyes
Those eyes, so wise
So warm, so real
How I love the world, your eyes reveal

"Caro Vincenzo,

…il vizio di portarti dietro il taccuino degli schizzi o semplicemente delle riflessioni, visto che lo faccio anch'io, credo che sia molto comune per noi artisti.

Se mi concedi di spendere due parole su questo nostro comune atteggiamento, direi che le nostre emozioni si esternano nelle opere, magari senza volerlo, come dei sogni fugaci, che se non si "fissano" vengono dimenticati ma mai cancellati dalla nostra memoria"…

Anteprima di alcune opere di Claudio Di Lascio in concorso per il "Premio Arte 2006 " di Giorgio Mondadori.

dilascio.jpg

"Origine della vita" cartone su tela 50×60 cm 

dilascio2.jpg

"La separazione" alluminio anodizzato , ertalon su base di marmo. Altezza 53 cm.

Presto vedremo anche il taccuino di Claudio (e-mail c.dilascio@oci.it).

Accadde in aprile

9 Giugno 2006

SOMETIMES IN APRIL di Raul Peck 2005 

A me è piaciuto. La cosa che più mi ha colpito è che l'occidente in quei giorni si preoccupava della morte di Kurt Cobain.

“Un film coraggioso che affronta una delle pagine più dolorose della storia contemporanea: la guerra tra Tutsi e Hutu. La storia del genocidio è raccontata attraverso il destino di una famiglia, due fratelli hutu: Augustin che ha disertato le milizie assassine e Honoré che si è macchiato di gravi reati. Per cercare di mettere in salvo la moglie tutsi e i figli, Augustin è arrestato e perde le tracce dei suoi cari. Dieci anni più tardi ricomincia una nuova vita con Martine. Insieme a lei si reca al processo del fratello Honoré che deve rispondere dei suoi crimini di fronte alla Truth and Reconciliation Commission dell’Onu” (dal Catalogo del 15° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, Editrice Il Castoro, Milano 2005, pag. 149).

Il Rwanda ha una lunga e complicata storia alle spalle, ma come per tanti altri paesi africani, se ne sono ormai perdute le tracce. Fino al 1880 il Paese praticamente non esisteva neanche come entità politica: l’area era un agglomerato senza confini nel quale convivevano due etnie principali, gli Hutu e i Tutsi. I Tutsi erano ricchi proprietari terrieri e allevatori di bestiame, giunti nell’area oggi conosciuta sotto il nome di Rwanda tra il XIV e il XV secolo. A quell’epoca gli Hutu vivevano già nella zona e la loro popolazione era di gran lunga superiore in termini numerici rispetto a quella Tutsi. Ciononostante la minoranza Tutsi riuscì con il tempo a sottomettere gli Hutu, governandoli con un sistema che si ispirava ad una sorta di monarchia feudale. Tale divisione etnica andò avanti senza troppe tensioni per centinaia di anni. Nel 1894 i primi occidentali giunsero in Rwanda e nel 1899, senza alcuna resistenza da parte degli abitanti locali, i Tedeschi trasformarono il Rwanda in un protettorato che entrò a far parte dell’Africa Orientale Tedesca. Durante la prima Guerra Mondale, l’esercito belga, di stanza nel vicino Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo) assunse il controllo del Rwanda. Dopo la guerra, questo controllo venne consolidato dalla Lega delle Nazioni che affidò al Belgio un mandato territoriale su “Rwanda-Urundi”, una zona che comprendeva l’attuale Rwanda e il Burundi. Nel governare il nuovo territorio, le autorità belghe si servirono dell’esistente monarchia Tutsi per tenere sotto controllo la popolazione, ma così facendo esacerbarono le differenze già istituzionalizzate tra le due etnie. Il dominio belga e il trattamento di favore riservato ai Tutsi – che spesso relegavano gli Hutu ai margini della società – crearono enormi tensioni all’interno del paese, che esplosero dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Cinquanta il governo belga cominciò a seguire la via delle riforme, per tentare di risolvere gli innumerevoli problemi che affliggevano il paese e insediare un governo democratico, ma i tradizionalisti Tutsi si opposero. Allora i Belgi incoraggiarono la rivolta degli Hutu che nel 1959 cacciarono i Tutsi dal potere. Nel 1962 si tennero delle regolari elezioni, che portarono alla vittoria della maggioranza Hutu e all’indipendenza dal Belgio. Nei primi anni di indipendenza l’inefficienza del sistema e la corruzione dilagarono nel paese e nel 1973 il generale Juvenal Habyarimana, di etnia Hutu, organizzò il colpo di stato, assumendo il controllo del paese, diventando un dittatore e bandendo qualunque attività politica tranne quella del suo partito. Habyarimana governò il paese con il pugno di ferro fino a quando dovette piegarsi alla volontà delle Nazioni Unite, che lo costrinsero ad attuare delle profonde riforme per il bene del Paese. Nel frattempo un gruppo formato soprattutto da ruandesi Tutsi in esilio diede vita al Fronte Patriottico Ruandese (RPF) e invase il Paese partendo dall’Uganda, dando inizio alla guerra civile. I negoziati di pace vennero formalizzati dall’Accordo di Arusha nel 1994, con la promessa di adottare delle riforme democratiche. Il 6 aprile 1994, rientrando in Rwanda dopo aver partecipato alla firma degli accordi di pace, il generale Habyarimana e il presidente del Burundi vennero assassinati in un incidente aereo causato dai membri del loro stesso partito, che però accusarono i Tutsi dell’attentato. Quella stessa notte cominciò l’esecuzione pianificata da tempo degli alti funzionari Tutsi e degli Hutu moderati. Nei tre giorni che seguirono, tutti i funzionari Tutsi e tutti gli Hutu moderati vennero sistematicamente giustiziati, ma le violenze non si fermarono. Bande armate di una milizia Hutu conosciuta con il nome di Interahamwe scorrazzavano per il paese, e il numero delle uccisioni crebbe in maniera esponenziale: il massacro andò avanti per tre mesi senza che nulla o nessuno lo fermasse. La Croce Rossa ha stimato che in quei tre mesi vennero uccise centinaia di migliaia di persone, quasi tutte a colpi di machete. In quello stesso periodo le Nazioni Unite ridussero il loro contingente di pace di stanza nel paese da 2500 a 250 soldati. Alla fine l’RPF invase di nuovo il Paese penetrando dall’Uganda, riuscì ad avere la meglio e nel luglio del 1994 mise fine al genocidio. A quel punto, la maggior parte degli estremisti di etnia Hutu fuggirono nello Zaire. Durante il genocidio persero la vita circa un milione di persone e più di tre milioni furono costrette a fuggire, causando la peggiore crisi di rifugiati mai conosciuta".
(Documento ricavato dal Quaderno di approfondimento, curato dall’Associazione Centro Studi Formazione Superiore di Milano, che contiene numerose proposte di analisi, rassegne stampa e itinerari didattici dedicati al film Hotel Rwanda, distribuito in occasione della proiezione offerta gratuitamente ai docenti dalla Mikado, con il patrocinio di Amnesty International, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino).

Le prime note

8 Giugno 2006

Benvenuti. Non ho un programma o una strada predefinita da percorrere. Ed allora, senza indugiare inutilmente sul preambolo, voglio iniziare a riempire queste pagine con le note, i segni ed i pensieri di questi giorni.  Così ogni giorno che avrò qualcosa da annotare, da condividere e da ascoltare. Se siete arrivati fin qui penso che anche voi vorrete riempire le pagine di questo blog-notes. Io mi auguro che diventi per tutti una pagina dove fermare una riflessione, un foglio dove lasciare un disegno, un modo per comunicare le cose belle e quelle brutte.